Puntata 8 – La coppetta mestruale

Gli assorbenti monouso sono tra i dispositivi usa e getta più inquinanti a cui sembra più difficile dire addio. In questa puntata, grazie al contributo di Patrizia Accettulli andremo alla scoperta di alternative ecologiche e moderne. Insomma, una puntata per guardare al futuro, non certo al passato.

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Per Approfondire
Dal blog di Salviamocilapelle, l’articolo sulla coppetta mestruale
Un interessante articolo


Noi siamo abituate a utilizzare gli assorbenti tradizionali, (quelli con le ali, senza ali notte e giorno…)l’industria degli assorbenti ci ha fornito tantissime alternative. Però forse sono ormai diventati una cosa superata. Quanti quanti rifiuti producono gli assorbenti?

Eh ne producono! Consideriamo che l’assorbente è composto di svariate parti, e la percentuale di cotone, che è l’unica veramente degradabile, è davvero minima. C’è uno strato che si chiama SAP, una specie di gel che è quello che garantisce la tenuta e il contatto sempre fresco sulla pelle. Poi ci sono le parti in plastica e quelle adesive che impiegano 5000 anni per degradarsi. Considerando la vita fertile di una donna, il quantitativo di assorbenti utilizzati sono normalmente 11.400 per donna. Se pensiamo a livello mondiale il quantitativo di rifiuti che generano è una cifra inimmaginabile. Quindi è un problema che in qualche misura riguarda anche gli uomini, se c’è qualche maschietto all’ascolto potrà consigliare la mamma, la sorella o una amica.

Parliamo delle alternative. Io ho anticipato  che la puntata sarebbe stata sulla coppetta, ma non c’è solo quella. Ci sono tante alternative, giusto?

Alternative per fortuna ce ne sono, anche molto semplici da usare e meno “sconvolgenti” della coppetta mestruale. Ci sono due o tre marche di assorbenti usa e getta ad oggi che sono completamente biodegradabili tanto da essere registrati come compostabili e possono essere buttati via nell’organico. Sono usa e getta e le parti in plastica sono costituite da bioplastiche. La tenuta non è quella dell’assorbente tradizionale che quindi lo metti e magari te lo dimentichi per tutta la giornata, per chi è più fortunata. Sono assorbenti che vanno Cambiati con un po’ più di frequenza perché non contengono né le sostanze di cui facevamo fatto cenno prima, nè delle componenti plastiche che isolano. E’ un qualcosa che per chi vuole approcciarsi ad un tipo di ausilio più vicino a quello tradizionale, lo può fare senza alcun tipo di problema anche per quello che riguarda i costi perché parliamo di €4 per 10 assorbenti che quindi non credo che sia completamente fuori mercato (sinceramente non ho idea di quanto costano gli assorbenti tradizionali però considerando che ne vendo anche abbastanza penso che non ci sia una differenza di prezzo così importante). Poi ci sono gli assorbenti lavabili e ce ne sono di due tipo. I primi sono in plastica e cotone, con uno strato detto pull  che protegge e quindi evita delle macchie persistenti. Poi ce ne sono ancora degli altri ultimamente usciti in commercio da un’azienda italiana per fortuna che sono fatti in bambù oppure addirittura in cotone  e fibre d’argento, qualora si sia un po’ più suscettibile alle infezioni o infiammazioni.
Sono semplicissimo perché ricordano molto un assorbente con le ali: hanno le alette che si chiudono sotto la mutandina con un bottoncino a pressione oppure con uno strappo. La  parte centrale è quella che contiene lo strato assorbente che in alcuni casi è costituita da una taschina all’interno della quale si mettono degli inserti seconda del proprio flusso,  se le mette da 1 a 2 a seconda dell’importanza del ciclo mestruale della singola persona. Invece ce ne sono degli altri che non hanno alcuna taschina ma semplicemente questo strato assorbente che comunque si attacca con un bottoncino oppure con un piccolo strap sotto la mutandina.

assorbenti lavabili

Quali sono le accortezze che bisogna avere nell’utilizzare questo tipo di assorbenti?

Sicuramente non bisogna usare un prodotto commerciale per detergere, prima di tutto perché esponiamo ill materiale a profumi sintetici e a sostanze sbiancanti che non sono proprio il top per le mucose con cui va a contatto. Non usare mai degli ammorbidenti perché gli impermeabilizzano, oltre al rischio di problematiche secondaria quale Allergia ai profumi. Evitare la candeggina o similari perché contengono degli sbiancanti ottici, anche quelli non tanto consigliati per la salute cutanea E quella ambientale. Il consiglio è quello di usare il percarbonato di sodio che una polvere sia igienizzante che sbiancante  ma non contiene sbiancanti ottico. Possiamo trattarli prima di metterli lavatrice, meglio utilizzare dei detersivi che siano molto delicati non delicati, nel senso che non contengano delle sostanze chimiche troppo aggressive ovviamente il consiglio quello di usare detersivi ecobio.

Invece per quanto riguarda l’uso della coppetta di che cosa si tratta? come funziona? Di che materiale è fatta? Ne abbiamo sentito parlare però non è uno strumento che non si conosce molto bene .

la coppetta mestruale

È un ausilio a silicone platinico che è un materiale completamente inerte quindi non è in grado di fare aderire i batteri e di conseguenza creare o peggiorare situazioni in atto oppure di cronicità. Quindi si può usare con assoluta tranquillità anche per chi ha problemi di micosi ricorrenti di candide ricorrenti, cistiti eccetera…

Come funziona tecnicamente? Si tratta di una coppetta in silicone che noi inseriamo per contenere il ciclo?

Si,m esatto. Si piega in due modi sostanzialmente per poterla inserire in tranquillità.Ha dei forellini tutti intorno alla parte alta del di questo piccolo imbuto chiamiamolo così che pro e buche non è bucato sotto chiuso e praticamente con questi forellini si garantisce la degli vita alle pareti vaginali in modo tale che non venga giù quindi si crea una sorta di vuoto come se fosse una ventosa attaccata ad un metro che quando la Dobbiamo staccare dal vetro dobbiamo Magari staccare un piccolo angolino prima per facilitarne per facilitarne il distaccamento uguale con la coppetta perché aderisce

Photo by Diego Marín on Unsplash

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