Puntata 13 – Deplastic a FLCG 2019

rifiuti sulla spiaggia

Nella puntata di oggi voglio parlare della plastica. Ho avuto l’occasione di visitare la mostra “DePlastic, azioni e buone pratiche contro l’abuso di plastica” ed è stata curata da  Donatella Pavan, giornalista ambientale La mostra indaga la storia, il presente e il futuro di un materiale come la plastica.

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La fiera del consumo critico

Sono appena rientrata da Fa la cosa giusta a Milano, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili. Ho un rapporto di amore e odio per questo evento. Da una parte mi fa molto piacere sapere i numeri sempre in crescita di questa manifestazione perchè vuol dire che c’è un cambiamento delle abitudini delle persone e che la perseveranza nel proporre approcci innovativi stia portando i suoi frutti, l’ingresso è gratuito da due o tre anni e questi incentiva sicuramente l’affluenza Ho avuto modo di conoscere aziende interessanti, progetti importanti ed entrare in contatto con proposte per cambiare le mie abitudini quotidiane.
Dall’altra essendo così grande alle volte lo trovo dispersivo e alienante, quindi finisco per girovagare tra gli stand comprando cose che poi forse non così indispensabili.
In certi frangenti il mio comportamento non è diverso dal quello di una ragazzina in un centro commerciale. Senza contare che uno spazio così grande è economicamente impegnativo da gestire e questo ricade sui costi della manifestazione che è tutta a carico dei partecipanti. Di conseguenza ho l’impressione che possa tagliare le gambe a iniziative più piccole, quando questa potrebbe essere la giusta occasione per farsi conoscere. La prossima volta provo a partecipare a eventi più piccoli come quello di Torino o di Trento e vedo chissà che non mi facciano una diversa impressione.

Ma sono andata fuori tema, non è di questo che volevo parlare. La mostra è stata curata da  Donatella Pavan, giornalista ambientale e indaga la storia, il presente e il futuro di un materiale come la plastica.
Vengono mostrati una serie di dati sullo stato attuale dell’inquinamento dei mari dovuto alla plastica, le percentuali di riciclo che sono ancora molto basse e come certo prodotti non si degraderanno che fra centinaia d’anni. Penso ed esempio alle cannucce di plastica, ai mozziconi di sigaretta (ebbene si, contengono materie plastiche) o agli spazzolini da denti. Ci sono alcune riflessioni che questa mostra mi ha lasciato che vorrei condividere con voi

Cos’è la plastica

Spesso la plastica è additata come il nemico. Abbiamo questo approccio acritico: abbiamo deciso che è qualcuno da combattere, ma ci rifiutiamo di conoscerlo, come se fosse un paria un impuro da non toccare per evitare rischi di contagio. Dunque con calma: se dobbiamo sostituire la plastica, è bene prima di tutto capire con chi abbiamo a che fare e perchè è così diffusa. Ci sono “tanti tipi di plastiche” perchè i polimeri hanno caratteristiche completamente differenti: si va dalla bachelite per fare il manico di una moka al polietilene con cui si confezionano le bottiglie di acqua. Sono usi completamente differenti, la vita utile che ci si aspetta da questi prodotti è totalmente diverse. Lo avevamo già accennato nella puntata 2- Arredando con il legno: le bioplastiche possono essere un sostituto valido per i dispositivi monouso ma non per fare oggetti solidi.
Se voglio sostituire un oggetto di plastica devo capire a cosa serve e per quanto tempo

La plastica è democratica

Questa sua funzione “democratica” è stato uno dei suoi punti di forza. Nella mostra viene indagato molto bene questo aspetto.
Le soluzioni alternative che si stanno proponendo sono più costose.Vuoi perchè è oggettivamente più dispendioso, o perchè si tratta di prodotti innovativi. A volte però ho l’impressione che certi prodotti siano focalizzati su una nicchia di mercato altospendente e ci si dimentichi della maggior parte delle persone. L’inquinamento però che producono non è nè dei ricchi nè dei poveri ma per tutti.
Per sostituire un oggetto di plastica con uno di durata maggiore è importante valorizzare lo sforzo economico che richiede e capire se è in linea con le disponibilità economiche della maggior parte delle persone

La plastica è pratica

Uno binomio che è spesso inscindibile è quello di legare la plastica al packaging perchè è probabilmente un settore dove se ne fa largo impiego per un tempo molto limitato, ma che do contro può essere un’area in cui intervenire molto rapidamente.   Ha consentito di portare cose in posti prima impensabili: il confezionamento monodose o in porzioni ridotte. Sono diventati una comodità incredibile alla quale nessuno vorrebbe rinunciare. Come si fa a fare tutto questo? Bisogna riorganizzarsi, trovare nuovi modi, non solo nuovi prodotti. e su questo vi ricordo la puntata nr 5 – organizziamoci
Pensare alla alternative alla plastica non significa solo sostituirla un prodotto con un altro biodegradabile, ma impone di rivedere alcuni modelli di comportamento,

E’ insostituibile (in alcuni ambiti)

Per quanto ci si possa sforzare ci sono alcuni ambiti che non possono fare a meno della plastica, o quanto meno dello specifico imballaggio. E’ il caso di alcuni dispositivi medici, in cui l’uso della plastica assicura un livello di igienicità, ad esempio degli strumenti imbustati e sigillati dopo la sterilizzazione, che difficilmente potranno essere rimpiazzati con altri materiali. Oppure penso ad esempio a chi è celiaco e il confezionamento garantisce una protezione dei propri alimenti.
Lo sfuso non è la panacea a tutti i problemi di packaging generati dalla plastica

Chi è il buono e chi è il cattivo? In questo momento trovo difficile dare una interpretazione manichea al problema della plastica. Ci riguarda tutti, ogni giorno. Per ogni volta che riempio la mia borraccia ci sarà una cannuccia che utilizzo in un locale. Questa è una fase di transizione verso nuovi paradigmi e serve il contributo di tutti, anche di quelle “multinazionali” che sono considerate spesso l’origine di tutti i mali. Nessuno è esente da colpe, ma il contributo di tutti è importante.
Il contributo ad esempio di alcune aziende è quello di sostituire alla plastica vergine quella riciclata nei propri prodotti, inserendosi nel circuito dell’economia circolare che è diventato il trend topic del 2019.
E’ una soluzione? Per me in parte, non la demonizzerei, perchè altrimenti non avrebbe senso continuare a riciclare oggetti, ma non la incenserei nemmeno, nel senso che non credo che potrà essere una soluzione di lungo periodo.
Il riciclo della plastica è una pratica di transizione che ci porterà a nuovi modelli.

Le isole di plastica

Sapevo del Pacific trash vortex, l’isola di plastica galleggiante al largo delle coste del Pacifico. In realtà le isole di plastica  e sono molte di più, e si formano in relazione alle correnti marine che trasportano i rifiuti di plastica lontano dalla costa. L’isola del Pacifico è molto famosa anche per via della sua estensione si stima che possa arrivare ad avere una estensione pari a quella degli stati uniti. Ce n’è una anche nell’oceano indiano, nell’oceano atlantico, nel pacifico e nel suo piccolo anche il mediterraneo ha la sua isola di plastica galleggiante

Al bando i bicchieri usa e getta

L’Unione Europea sta mettendo in agende norme via via più restrittive nei prossimi anni per evitare la commercializzazione di alcune categorie di prodotto di materiale plastico. I prodotti in questione vanno dai cotton fioc ai contenitori di bevande. La cosa che mi ha fatto riflettere è stata l’osservazione per cui, per come è ad ora la proposta di legge, anche alcune bio-plastiche sarebbero  bandite perchè non tutte si degradano in natura ma hanno bisogno di essere conferite in un apposito centro di trattamento. Tra questi prodotti ci sarebbero anche le stoviglie monouso, il che sarebbe davvero pazzesco. So per esperienza che fatica si fa a convincere persone non particolarmente attente all’ambiente, all’uso di stoviglie biodegradabili, figurarci a rinunciarci del tutto nel corso di 3 anni.
Non vorrei che questo approccio esacerbasse gli animi: siamo pur sempre il paese che pur di non pagare i due centesimi per i sacchetti ha cominciato a comprare verdure confezionate.

Photo by Jasmin Sessler on Unsplash

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