Puntata 21 – La spesa Umana

spesa umana

L’argomento della puntata di oggi la spesa umana. Questa espressione, ammetto, non è mia ma appartiene all’ospite di oggi, Antonella Gallino di ConsideroValore.it.

Sul portale cura la mappa dei piccoli e piccolissimi produttori locali per fare emergere la filiera corta dei prodotti agricoli. Nel blog racconta con gli occhi di un neofita le sue scoperte in ambito agricolo e alimentare e sfrutta il potere della parola per aumentare la visibilità dei produttori locali.


Prima di cominciare, vorrei richiamare alla vostra attenzione alcune puntate precedenti  Nella puntata 5 con Selina Angelini abbiamo accennato che per ridurre il nostro impatto ambientale dovremmo acquistare prodotti senza imballaggio, mentre nei supermercati troviamo prodotti biologici super confezionati.

Nella puntata 19 invece vi ho raccontato degli orti urbani e della mia esperienza, dalla quale ho imparato e sto imparando tutt’ora quante cure e attenzioni richieda.

Siamo tra l’incudine e il martello, siamo consumatori e non possiamo non esserlo. Ma anche non vogliamo non esserlo. Io ad esempio sono molto contenta di usare la zappa per passatempo che per necessità. E’ a questo crocevia di contraddizioni che si inserisce la nostra ospite Antonella Gallino e il suo blog Considero Valore.

L’obiettivo del progetto ConsideroValore.it

Hai creato il Progetto ConsideroValore.it nel 2014. Il nome riprende una poesia di Erri de Luca, bellissima, che non conoscevo. Io l’ho accennato brevemente, ma ci spieghi meglio quale obiettivo ti sei data con questo progetto?

L’obiettivo che mi ero data, mi accorgo oggi di quanto fosse ambizioso. Avevo il desiderio di mettere in luce delle piccole realtà agricole via via che ne venivo a conoscenza. Questo è successo con il mio trasferimento da Milano ai colli piacentini. Ho iniziato a scoprire il territorio con gli occhi della forestiera. Mi ha sorpreso la quantità di piccole aziende agricole disposte a vendere i prodotti e che cercavano clienti diretti.

Avevo notato che i residenti non sapevano della loro esistenza, a maggior ragione 10 anni fa, quando non era ancora nato il trend del km zero. Mi suonava ancora più strano che coloro che vivevano qui non conoscessero queste realtà. Mi sono detta “Sai che c’è? Via via che le scopro, faccio prima a digitalizzarle”, e così ho fatto, mettendo a disposizione la mia professionalità comunicativa, che a quei tempi era agli albori. Ho pensato di convertire le mie competenze a questo contesto e di farne un progetto.

Quindi sei partita cercando di soddisfare un bisogno tuo più che con un’ottica già di farne un mestiere?

Non so se fosse proprio un bisogno. E’ stata più una scoperta di qualcosa che mi appassionava. Essendo ignorante di agricoltura, materie prime, di campagna, incontrare queste realtà che si avvicinavano al biologico o che con il cambio generazionale facevano scelte coraggiose nei confronti del rispetto dell’ambiente, mi appassionava e faceva crescere ancora di più il mio interesse. Non era una vera e propria domanda, mi è nata camminando e incontrando le persone.

Un’altra cosa che mi hai raccontato e che mi è piaciuta è legata al dietro le quinte del nome del tuo blog. Mi hai detto che hai scritto a Erri De Luca per chiedergli il permesso di usare l’espressione “Considero Valore”.

Gli ho scritto personalmente, perché non mi sarei mai azzardata a usare con leggerezza questa sua espressione poetica come titolo di un mio progetto online.

Mi sono procurata la sua mail e, con la reverenza tipica di una che ha studiato letteratura, gli ho chiesto il permesso, facendo una sintesi del progetto. Mi ha risposto che non aveva nulla in contrario. Conservo queste due righe come autorizzazione a procedere.

Tra l’altro questa poesia è molto bella da leggere: è una valorizzazione di piccole realtà che non notiamo. Per me era molto calzante.

Un patrimonio di Piccoli Produttori

Parli di patrimonio da mappare, in riferimento alle miriadi di piccoli produttori. La tua è una selezione attenta. Quali sono i criteri che permettono a un agricoltore di fare parte della tua mappa?

Ahimè sì, me li do, ma è la parte di più delicata. Da un lato perché non ho nessun titolo rispetto all’argomento agricolo, per cui la mia scelta potrebbe sembrare arbitraria.

Non è un censimento di realtà, perché non mi interessa fare una mappatura caso per caso, ma voglio una selezione di qualcuno da cui vale la pena fare la spesa. Ci ho messo tanto ed è un continuo divertire della mia chiarezza. Ho fatto fatica a mettere dei criteri nero su bianco, perché sono discrezionali e con margine di tolleranza che dipende dalle singole relazioni. Ti posso dire quello che sono, in linea di massima.

Primo criterio: la dimensione dell’azienda. Mi interessano le aziende piccolissime, piccole o medio piccole.

Secondo criterio: che vendano al cliente finale. Voglio condividere un obiettivo di filiera corta con queste realtà. Io cerco di farle affiorare per chi cerca online e vuole comprare con un breve margine di intermediazione.

Il terzo criterio è legato al metodo di produzione. E qui entriamo nell’aspetto delicato. Sono aziende biologiche? Vorrei dire di sì, ma non sono tutte certificate. Ho deciso che la certificazione non era l’unico parametro. Nel tempo ho conosciuto aziende che mi hanno fatto capire che non era un criterio sufficiente, che c’era chi andava oltre. Se c’è un disciplinare biologico, chi si professa tale sicuramente deve seguirlo. Per chi non è biologico certificato, propongo un altro termine: agroecologico, per chiunque si prende la responsabilità di dichiarare che i propri metodi produttivi appartengono a una filosofia di vita, che rispetta l’ambiente, il territorio e la filiera produttiva e per esempio non si limita ad acquistare un concime ammesso dal disciplinare. C’è un desiderio di custodia del territorio, di salute dell’ambiente e alimentare nel medio periodo.

Tutto questo è difficile da valutare, specialmente a distanza. Cerco di chiacchierare tantissimo con queste realtà e trovare referenti locali. Applico la filiera corta anche nelle informazioni.

E’ innovativo come pensiero. Siamo abituati a informazioni che ci arrivano già elaborate, già macinate. Ristabilire il legame delle informazioni ci permette di capire i limiti di una certificazione

Mi rendo conto che termini come ‘agroecologico’ o ‘ecocompatibile non certificato’ lasciano il tempo che trovano per chi non si fida di chi le pronuncia. Io ho bisogno di guadagnare delle garanzie di affinità e sensibilità che vanno oltre la certificazione giuridica.

Nella parte di mappa offro un servizio gratuito, do una visibilità senza chiedere niente in cambio. Chiedo almeno una affinità di pensiero, una affinità elettiva, poter sapere se stiamo remando nella stessa direzione.

Poi tu mappi le piccole e piccolissime aziende, che sono quelle che difficilmente possono permettersi di drenare tempo e risorse verso la certificazione.

E vero. Da un lato la certificazione è sussidiata, cioè se riesci ad accedere al finanziamento, ti viene ripagata la spesa di certificazione. Dall’altro quelli davvero molto piccoli fanno fatica a orientarsi in questa ennesima burocrazia e preferiscono il faccia a faccia.

Rimane il fatto che per una azienda che voglia vendere senza metterci la faccia, che voglia vendere a un intermediario o demandando ad altri, io consiglio la certificazione. Senza relazione, la certificazione è l’unico modo per comunicare. Con la relazione la certificazione può non essere necessaria. Ma è tutto molto discutibile, sento che è la parte più rognosa.

La tecnologia del web per fare conoscere la zappa

Tu ti proponi a questi piccoli e piccolissimi produttori per seguire la parte di comunicazione. Quali sono le difficoltà che trovi nell’applicare la tecnologia del web a una realtà fatta di zappe e terra?

C’è difficoltà e nello stesso tempo compatibilità. All’inizio, quando ho messo in piedi il progetto ho pensato a un matrimonio tra competenze complementari. Voi contadini vi spaccate la schiena e ci date da mangiare, io so fare quest’altro: sono su Internet, mi occupo di comunicazione, so come funziona, ti offro quello che a te manca.

Tieni conto che il parco dei produttori è molto variegato. Alcuni hanno il figlio che li mette sui social, altri hanno la moglie che è bravissima a comunicare online, altri non ne vogliono sapere… si creano tante casistiche possibili. La mia idea era colmare il gap che c’era (10 anni fa tantissimo, ma via via sempre meno) e metterla giù in un modo agile e fruibile da chi ricerca online

Io studio moltissimo le ricerca in rete e faccio di tutto per posizionare strategicamente il mio sito affinché chi è nella mia mappa sia trovato. C’è dietro un lavoro enorme con competenze non solo mie.

Se all’inizio avevo foga di nutrire la mia mappa, se non altro per fornire un servizio a chi la consultava, oggi faccio fare una discreta anticamera ai nuovi produttori. C’è tutto un lavoro di acquisizione di informazioni e scambi di relazione molto più lungo e ponderato.

Giustamente, questo ti protegge. Vuoi essere anche tu tutelata, vuoi evitare che ci sia gente che prova a salire sul carro anche se non è convinta del progetto. E’ un modo per farsi gli anticorpi.

Certo e voglio che sia uno scambio equo. Voglio offrire informazione di qualità a chi fa una ricerca. Questo vale sia per la mappa che per il blog, dove parlo di alimentazione sana.

Per chi se lo permette

Faccio una domanda da avvocato del diavolo. Io immagino che chi ci segue siano persone con un lavoro che le impegna 10/11 ore al giorno, che compra al supermercato perché è aperto appena uscito da lavoro, ha tutto e possibilmente già pulito, tagliato e surgelato. Serve un cambiamento culturale. E’ possibile secondo te o è permettere solo coloro che hanno fatto una scelta di vita radicale?

Io sono un’ex milanese e ho tantissimi amici che vivono a Milano. L’argomento mi stimola tantissimo ma non mi interessa proporre qualcosa di lontano dal nostro quotidiano. Spezzo una lancia in favore delle città. Bologna, Milano, Torino sono tra le città più nutrite di mercati contadini. Parlo del nord, perché è la fascia che studio di più. Chi abita in città paradossalmente è più avvantaggiato, ha tantissime occasioni in fasce serali o nel week end.

Io ho voglia di tirare fuori tutte le occasioni in cui i produttori possono essere intercettati. Poi anche loro devono farsi scaltri, non possono pensare che per fare la spesa la gente faccia il giro delle sette chiese. Devono mettersi insieme e organizzare delle consegne a domicilio, fare rete. Magari chi ha uno spaccio fa da collettore per altri produttori della zona.

Concludo con un aneddoto di una mia carissima amica, Elisa. Voleva dare al bambino da svezzare i migliori alimenti possibili, ma tornando a lavorare non aveva tempo. Ho fatto una ricognizione dei servizi di cassette a domicilio, non solo frutta e verdura ma anche tutto quello che serve per una spesa completa. L’ho fatta talmente approfondita che ci ho fatto un e-book. Lei ne ha provati alcuni e si è trovata bene. Ha visto i mercati contadini che c’erano nella sua zona – ed erano tanti – e il figlio adesso ci vuole andare tutte le settimane, c’è anche il parco giochi vicino. Diventa anche un’esperienza. Magari pensi di avere un problema e così ne risolvi due.

Mi trovi assolutamente d’accordo. Ho fatto la domanda in modo provocatorio, ma concordo che sia il nocciolo della questione. Possiamo essere noi attori di cambiamento. La possibilità di creare sinergie o offrire servizi accessori è importante. Potrebbe essere che non è il prodotto a non interessarmi, ma è come raggiungere il prodotto a complicarmi la vita.

Le facilitazioni sono gli enzimi. Non possiamo immaginarci sconnessi dal quotidiano. Dobbiamo andare incontro alle facilitazioni, la comunicazione è una facilitazione. Il mio progetto ti fa capire che queste realtà ci sono e ti mette a disposizione luoghi di incontro per trovarle.

Photo by NordWood Themes on Unsplash


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